Protezione preventiva contro la morte improvvisa con omega-3

Acidi grassi polinsaturi dopo l’infarto miocardico

PUNTI CHIAVE

  1. In tre pazienti che hanno già sofferto di infarto miocardico, l’integrazione con 1g/d di acidi grassi polinsaturi omega-3 ha abbassato significativamente la mortalità improvvisa dopo 3 mesi di trattamento.
  2. Il gruppo di integrazione con acidi grassi polinsaturi omega-3 ha mostrato anche una riduzione significa-
    tiva in morti cardiovascolari, cardiache e coronariche con mesi di trattamento da 6 a 8.
  3. Numerosi studi sostengono un effetto protettivo cardiovascolare degli acidi grassi polinsaturi omega-3 ma questo tipo di morte avvalora l’ipotesi di un effetto antiaritmico ed antifibrillatorio.
  4. L’integrazione con gli acidi grassi polinsaturi omega-3 ha inoltre ridotto i livelli dei trigliceridi senza influire sfavorevolmente sui livelli di zuccheri nel sangue.
  5. Le prove dimostrano che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 stabilizzano la depolarizzazione elettrica
    cardiaca.
    OSSERVAZIONI
    Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) proteggono il sistema cardiovascolare, riducono il cancro, migliorano il funzionamento del sistema immunitario, riducono il dolore, e costruiscono un cervello migliore.


Livelli di acidi grassi omega-3 a-catena-lunga nel sangue e rischio di morte improvvisa

PUNTI CHIAVE

  1. Metà di coloro che subiscono una morte improvvisa per problemi cardiaci non hanno precedenti di malattie cardiache.
  2. La causa di questi decessi è principalmente la aritmia cardiaca.
  3. In soggetti evidentemente sani, coloro che presentano più del 25% di acidi grassi omega-3 nel sangue il rischio di morte cardiaca improvvisa per aritmia è ridotto dell’81% in confronto a coloro che presentano meno del 25% di acidi grassi omega-3.
  4. Gli acidi grassi omega-3 giovano anche al sistema vascolare, al sistema immunitario ed al cervello.
  5. Gli acidi grassi omega-3 hanno proprietà antiaritmiche, in modo particolare l’acido eicosapentenoico (?) e l’acido docosaexenoico(?).


Consumo di prodotti ittici, il contenuto di acido docosahexaenoico(?) nel latte materno ed i tassi prevalenti di depressione post partum: analisi internazionale ed ecologica.

Journal of Affective Disorders (Rivista per i disturbi affettivi), Maggio 2002

DAL SOMMARIO
Le madri trasferiscono selettivamente l’acido docosaexenico (DHA) ai loro feti per sostenere lo sviluppo neurologico ottimale durante la gravidanza.
Senza un’assunzione sufficiente nella loro dieta, le madri esauriscono il DHA ed il loro rischio di subire sintomi di depressione significativi nel periodo post partum può aumentare.
Abbiamo ipotizzato che il contenuto di DHA nel latte materno ed il consumo di prodotti ittici avrebbero ambe-due predetto la larga diffusione dei tassi di depressione post partum nei diversi paesi.
Metodi
Sono stati inclusi i dati pubblicati sulla larga diffusione della depressione post partum usati dall Scala di Depressione Postpartum di Edimburgo. (14.532 soggetti in 41 studi).
Questi dati sono stati confrontati al contenuto di DHA, di acido eicosapentenoico(?) (EPA) e di acido arachidonico (AA) nel latte materno ed ai tassi di consumo di pesce nelle relazioni pubblicate nei 23 paesi.
Risultati:
Più alte concentrazioni di acido docosaexenoico nel latte materno ed una maggiore assunzione di cibo ittico ambedue hanno predetto tassi inferiori nella diffusione della depressione post partum.


PUNTI CHIAVE

  1. DHA è necessario per lo sviluppo neurologico sia del feto che del bambino.
  2. Una insufficiente assunzione di grassi omega-3 è associata con una depressione importante ed altri disturbi affettivi, inclusi i disturbi bipolari.
  3. I tassi di diffusione dei sintomi importanti di depressione post partum sono collegati alla assunzione di acido grasso omega-3 DHA dal pesce.
  4. L’integrazione di acidi grassi omega-3 durante la gravidanza è salutare.
  5. Le donne incinta dovrebbero consumare un minimo di 650 mg al giorno di EPA/DHA con un minimo di 300 mg. al giorno di DHA.


L’integrazione della dieta materna con acidi grassi omega-3 a-catena-molto-lunga durante la gravidanza e l’allattamento aumenta il quoziente intellettuale a 4 anni di età.
Pediatria , Gennaio 2003

CONCLUSIONE
“Questo studio indica che l’integrazione della dieta materna con acidi grassi polinsaturi a-catena-molto-lunga omega-3 durante la gravidanza e l’allattamento migliora l’intelligenza del bambino a 4 anni di età:”
Forse un’adeguata alimentazione con acidi grassi polinsaturi a-catena-molto-lunga è altrettanto importante durante la gravidanza quanto durante il periodo neonatale.

PUNTI CHIAVE

  1. L’abilità del feto e del neonato di convertire le fonti vegetali di acidi grassi omega-3 conosciuti anche come
    omega-3 a-catena-corta, come l’olio di semi di lino (acido alfa-linoleico) , in EPA e DHA è inadeguata.

Gli acidi grassi omega-3 in casi importanti di depressione
Un esperimento preliminare doppio cieco, controllato con placebo.
Neuropsicofarmacologia Europea

PUNTI CHIAVE

  1. I pazienti con depressione hanno dei livelli significativamente bassi di acido eicosapentenoico (?) e di acido docosaexenoico (?)
  2. Il gruppo omega-3 di acidi grassi polinsaturi (PUFA) presentava livelli di depressione significativamente
    minori di quelli del gruppo placebo.
  3. Le membrane delle cellule del cervello sono composte da certi acidi grassi polinsaturi, che non
    possono essere sintetizzati e devono essere ottenuti dalla dieta.
  4. Le anormalità della composizione degli acidi grassi polinsaturi nelle membrane delle cellule alterano
    la struttura della membrana, causando una transduzione del segnale anormale ed una funzione immuno-
    logica alterata.
  5. E’ l’acido docosaexanoico (?) DHA che costruisce le membrane delle cellule nervose e delle sinapsi ed
    aumenta la produzione di serotonina e dopamina.
  6. Le società farmaceutiche non sono interessate alla ricerca sugli acidi grassi polinsaturi omega-3 perché
    questi prodotti sono non-brevettabili.
  7. Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 sono sicuri e privi di teratogenità.
  8. “ Gli acidi grassi polinsaturi omega –3 inibiscono la cascata metabolica che porta dall’acido arachidonico (grassi
    animali saturi)

    Gli Inuit sono protetti contro il cancro della prostata.
    Prevenzione mediante i biomarcatori epidemiologici del cancro
    Settembre 2003

PUNTI CHIAVE

  1. Gli Inuit hanno una bassa incidenza e mortalità da cancro della prostata.
  2. Questa bassa incidenza di cancro della prostata è attribuita alla dieta Inuit, che è ricca di acidi grassi polinsaturi omega-3 e di selenio.
  3. Il pesce è ricco sia di acidi grassi omega-3 che di selenio.


Valutazione globale dei contaminanti organici
nei salmoni allevati
Scienza, Gennaio 2004

PUNTI CHIAVE

  1. La produzione globale annuale di salmone allevato è aumentata con un coefficiente di 40 durante gli ultimi venti anni.
  2. Oltre metà del salmone venduto globalmente è allevato.
  3. I salmoni sono pesci carnivori grassi che bioaccumulano contaminanti.
  4. Le concentrazioni di contaminanti consigliano di consumare non più di un pasto al mese per tutti i campioni di salmone allevato; e per il salmone allevato in Europa occorre ulteriormente almeno dimezzare tale quantità.
  5. Altri contaminanti trovati nel salmone causano effetti non-cancerogeni con la inclusione di effetti avversi neurocomportamentali, disfunzione del sistema immunitario e dissesto endocrino.Questi effetti nocivi si presentano in concentrazioni inferiori rispetto a quelle implicate nel cancro.
  6. Il salmone allevato presenta dei carichi di contaminazione decisamente più alti rispetto al salmone selvatico; inoltre il salmone allevato in Europa è significativamente più contaminato del salmone allevato proveniente dal Sud e Nord America.
  7. Il salmone selvatico presenta acidi grassi polinsaturi omega-3 che hanno una varietà di effetti benefici sulla salute umana.
  8. Il salmone allevato e quello selvatico hanno uguale ammontare di livelli del mercurio.

Assunzione di acidi grassi e pesce
in relazione alla performance cognitiva nella mezza età.

Neurologia, Gennaio 27,2004

Conclusioni: L’assunzione di pesce grasso e di acidi grassi polinsaturi marini omega-3 veniva associata ad un rischio ridotto e l’assunzione di colesterolo e grasso saturo all’aumento di rischio di una funzione cognitiva indebolita nella popolazione di mezza età.

La fase preclinica e subclinica della funzione cognitiva in declino precede clinicamente di decadi la manifestazione dell’AD. (morbo di Alzheimer).

Non c’è chiara associazione fra l’assunzione di acidi grassi polinsaturi totali, acido linoleico , acido alfalinoleico, MUFA e funzione cognitiva.

QUESTO E’ IMPORTANTE: indica che i monograssi nell’olio di oliva, l’acido linoleico grasso omega-3, ed il grasso omega-3 trovato nelle fonti vegetali come l’olio di lino e di canapa (acido alfalinoleico) non sono associati con una funzione cognitiva migliorata.).

Vari studi dimostrano che i soggetti con leggere menomazioni cognitive si sono evoluti verso la demenza o morbo di Alzheimer (AD) ad una rapidità dal 10 al 15 % l’anno. (IMPORTANTE)

PUNTI CHIAVE

  1. Gli acidi marini grassi polinsaturi omega-3, l’acido eicosapentenoico e docosaexenoico migliorano la funzione e la velocità
    cognitiva.
  2. Il consumo moderato di pesce con introduzione di acidi grassi polinsaturi omega-3 riduce il rischio di demenza,
    particolarmente il morbo di Alzheimer.
  3. Una alta assunzione di colesterolo e di grassi saturi è significativamente associata ad un maggior rischio di funzione
    cognitiva indebolita.
  4. L’assunzione maggiore di antiossidanti è associata ad un minor rischio di demenza.
  5. Gli omega-3 aiutano il cervello perché sono antiinfiammatori ed aumentano la neuroplasticità delle membrane nervose.
    I processi infiammatori sono implicati nella patogenesi del declino cognitivo.
  6. L’olio d’oliva, l’acido grasso linoleico omega-6 ed il grasso omega-3 trovato nelle fonti vegetali come l’olio di lino e di canapa ( acido-alfalinoleico), non sono da associare con un miglioramento della funzione cognitiva . I vegetariani stretti dovrebbero esserne consapevoli.