Protezione
preventiva contro la morte improvvisa con omega-3
Acidi grassi
polinsaturi dopo l’infarto miocardico
PUNTI CHIAVE
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In tre pazienti che hanno già sofferto di infarto miocardico,
l’integrazione con 1g/d di acidi grassi polinsaturi omega-3
ha abbassato significativamente la mortalità improvvisa dopo
3 mesi di trattamento.
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Il gruppo di integrazione con acidi grassi polinsaturi omega-3 ha
mostrato anche una riduzione significa-
tiva in morti cardiovascolari, cardiache e coronariche con mesi di
trattamento da 6 a 8.
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Numerosi studi sostengono un effetto protettivo cardiovascolare degli
acidi grassi polinsaturi omega-3 ma questo tipo di morte avvalora
l’ipotesi di un effetto antiaritmico ed antifibrillatorio.
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L’integrazione con gli acidi grassi polinsaturi omega-3 ha inoltre
ridotto i livelli dei trigliceridi senza influire sfavorevolmente
sui livelli di zuccheri nel sangue.
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Le prove dimostrano che gli acidi grassi polinsaturi omega-3 stabilizzano
la depolarizzazione elettrica
cardiaca.
OSSERVAZIONI
Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) proteggono il sistema cardiovascolare,
riducono il cancro, migliorano il funzionamento del sistema immunitario,
riducono il dolore, e costruiscono un cervello migliore.
Livelli di acidi grassi omega-3 a-catena-lunga nel sangue e
rischio di morte improvvisa
PUNTI CHIAVE
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Metà di coloro che subiscono una morte improvvisa per problemi
cardiaci non hanno precedenti di malattie cardiache.
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La causa di questi decessi è principalmente la aritmia cardiaca.
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In soggetti evidentemente sani, coloro che presentano più del
25% di acidi grassi omega-3 nel sangue il rischio di morte cardiaca
improvvisa per aritmia è ridotto dell’81% in confronto
a coloro che presentano meno del 25% di acidi grassi omega-3.
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Gli acidi grassi omega-3 giovano anche al sistema vascolare, al sistema
immunitario ed al cervello.
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Gli acidi grassi omega-3 hanno proprietà antiaritmiche, in
modo particolare l’acido eicosapentenoico (?) e l’acido
docosaexenoico(?).
Consumo di prodotti ittici, il contenuto di acido docosahexaenoico(?)
nel latte materno ed i tassi prevalenti di depressione post partum:
analisi internazionale ed ecologica.
Journal of Affective
Disorders (Rivista per i disturbi affettivi), Maggio 2002
DAL SOMMARIO
Le madri trasferiscono selettivamente l’acido docosaexenico (DHA)
ai loro feti per sostenere lo sviluppo neurologico ottimale durante
la gravidanza.
Senza un’assunzione sufficiente nella loro dieta, le madri esauriscono
il DHA ed il loro rischio di subire sintomi di depressione significativi
nel periodo post partum può aumentare.
Abbiamo ipotizzato che il contenuto di DHA nel latte materno ed il consumo
di prodotti ittici avrebbero ambe-due predetto la larga diffusione dei
tassi di depressione post partum nei diversi paesi.
Metodi
Sono stati inclusi i dati pubblicati sulla larga diffusione della depressione
post partum usati dall Scala di Depressione Postpartum di Edimburgo.
(14.532 soggetti in 41 studi).
Questi dati sono stati confrontati al contenuto di DHA, di acido eicosapentenoico(?)
(EPA) e di acido arachidonico (AA) nel latte materno ed ai tassi di
consumo di pesce nelle relazioni pubblicate nei 23 paesi.
Risultati:
Più alte concentrazioni di acido docosaexenoico nel latte materno
ed una maggiore assunzione di cibo ittico ambedue hanno predetto tassi
inferiori nella diffusione della depressione post partum.
PUNTI CHIAVE
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DHA è necessario per lo sviluppo neurologico sia del feto che
del bambino.
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Una insufficiente assunzione di grassi omega-3 è associata
con una depressione importante ed altri disturbi affettivi, inclusi
i disturbi bipolari.
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I tassi di diffusione dei sintomi importanti di depressione post partum
sono collegati alla assunzione di acido grasso omega-3 DHA dal pesce.
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L’integrazione di acidi grassi omega-3 durante la gravidanza
è salutare.
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Le donne incinta dovrebbero consumare un minimo di 650 mg al giorno
di EPA/DHA con un minimo di 300 mg. al giorno di DHA.
L’integrazione della dieta materna con acidi grassi omega-3
a-catena-molto-lunga durante la gravidanza e l’allattamento aumenta
il quoziente intellettuale a 4 anni di età.
Pediatria , Gennaio 2003
CONCLUSIONE
“Questo studio indica che l’integrazione della dieta materna
con acidi grassi polinsaturi a-catena-molto-lunga omega-3 durante la
gravidanza e l’allattamento migliora l’intelligenza del
bambino a 4 anni di età:”
Forse un’adeguata alimentazione con acidi grassi polinsaturi a-catena-molto-lunga
è altrettanto importante durante la gravidanza quanto durante
il periodo neonatale.
PUNTI CHIAVE
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L’abilità del feto e del neonato di convertire le fonti
vegetali di acidi grassi omega-3 conosciuti anche come
omega-3 a-catena-corta, come l’olio di semi di lino (acido alfa-linoleico)
, in EPA e DHA è inadeguata.
Gli acidi grassi
omega-3 in casi importanti di depressione
Un esperimento preliminare doppio cieco, controllato con placebo.
Neuropsicofarmacologia Europea
PUNTI CHIAVE
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I pazienti con depressione hanno dei livelli significativamente bassi
di acido eicosapentenoico (?) e di acido docosaexenoico (?)
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Il gruppo omega-3 di acidi grassi polinsaturi (PUFA) presentava livelli
di depressione significativamente
minori di quelli del gruppo placebo.
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Le
membrane delle cellule del cervello sono composte da certi acidi grassi
polinsaturi, che non
possono essere sintetizzati e devono essere ottenuti dalla dieta.
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Le anormalità della composizione degli acidi grassi polinsaturi
nelle membrane delle cellule alterano
la struttura della membrana, causando una transduzione del segnale
anormale ed una funzione immuno-
logica alterata.
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E’ l’acido docosaexanoico (?) DHA che costruisce le membrane
delle cellule nervose e delle sinapsi ed
aumenta la produzione di serotonina e dopamina.
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Le società farmaceutiche non sono interessate alla ricerca
sugli acidi grassi polinsaturi omega-3 perché
questi prodotti sono non-brevettabili.
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Gli acidi grassi polinsaturi omega-3 sono sicuri e privi di teratogenità.
-
“
Gli acidi grassi polinsaturi omega –3 inibiscono la cascata
metabolica che porta dall’acido arachidonico (grassi
animali saturi)
Gli Inuit sono protetti contro il cancro della prostata.
Prevenzione mediante i biomarcatori epidemiologici del cancro
Settembre 2003
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Gli Inuit hanno una bassa incidenza e mortalità da cancro della
prostata.
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Questa bassa incidenza di cancro della prostata è attribuita
alla dieta Inuit, che è ricca di acidi grassi polinsaturi omega-3
e di selenio.
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Il pesce è ricco sia di acidi grassi omega-3 che di selenio.
Valutazione globale dei contaminanti organici
nei salmoni allevati
Scienza, Gennaio 2004
PUNTI CHIAVE
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La
produzione globale annuale di salmone allevato è aumentata
con un coefficiente di 40 durante gli ultimi venti anni.
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Oltre metà del salmone venduto globalmente è allevato.
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I salmoni sono pesci carnivori grassi che bioaccumulano contaminanti.
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Le concentrazioni di contaminanti consigliano di consumare non più
di un pasto al mese per tutti i campioni di salmone allevato; e per
il salmone allevato in Europa occorre ulteriormente almeno dimezzare
tale quantità.
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Altri contaminanti trovati nel salmone causano effetti non-cancerogeni
con la inclusione di effetti avversi neurocomportamentali, disfunzione
del sistema immunitario e dissesto endocrino.Questi effetti nocivi
si presentano in concentrazioni inferiori rispetto a quelle implicate
nel cancro.
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Il salmone allevato presenta dei carichi di contaminazione decisamente
più alti rispetto al salmone selvatico; inoltre il salmone
allevato in Europa è significativamente più contaminato
del salmone allevato proveniente dal Sud e Nord America.
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Il salmone selvatico presenta acidi grassi polinsaturi omega-3 che
hanno una varietà di effetti benefici sulla salute umana.
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Il salmone allevato e quello selvatico hanno uguale ammontare di livelli
del mercurio.
Assunzione
di acidi grassi e pesce
in relazione alla performance cognitiva nella mezza età.
Neurologia, Gennaio 27,2004
Conclusioni:
L’assunzione di pesce grasso e di acidi grassi polinsaturi marini
omega-3 veniva associata ad un rischio ridotto e l’assunzione
di colesterolo e grasso saturo all’aumento di rischio di una funzione
cognitiva indebolita nella popolazione di mezza età.
La fase preclinica
e subclinica della funzione cognitiva in declino precede clinicamente
di decadi la manifestazione dell’AD. (morbo di Alzheimer).
Non c’è
chiara associazione fra l’assunzione di acidi grassi polinsaturi
totali, acido linoleico , acido alfalinoleico, MUFA e funzione cognitiva.
QUESTO
E’ IMPORTANTE:
indica che i monograssi nell’olio di oliva, l’acido linoleico
grasso omega-3, ed il grasso omega-3 trovato nelle fonti vegetali come
l’olio di lino e di canapa (acido alfalinoleico) non sono associati
con una funzione cognitiva migliorata.).
Vari studi dimostrano
che i soggetti con leggere menomazioni cognitive si sono evoluti verso
la demenza o morbo di Alzheimer (AD) ad una rapidità dal 10 al
15 % l’anno. (IMPORTANTE)
PUNTI CHIAVE
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Gli acidi marini grassi polinsaturi omega-3, l’acido eicosapentenoico
e docosaexenoico migliorano la funzione e la velocità
cognitiva.
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Il consumo moderato di pesce con introduzione di acidi grassi polinsaturi
omega-3 riduce il rischio di demenza,
particolarmente il morbo di Alzheimer.
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Una alta assunzione di colesterolo e di grassi saturi è significativamente
associata ad un maggior rischio di funzione
cognitiva indebolita.
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L’assunzione maggiore di antiossidanti è associata ad
un minor rischio di demenza.
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Gli omega-3 aiutano il cervello perché sono antiinfiammatori
ed aumentano la neuroplasticità delle membrane nervose.
I processi infiammatori sono implicati nella patogenesi del declino
cognitivo.
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L’olio d’oliva, l’acido grasso linoleico omega-6
ed il grasso omega-3 trovato nelle fonti vegetali come l’olio
di lino e di canapa ( acido-alfalinoleico), non sono da associare
con un miglioramento della funzione cognitiva . I vegetariani stretti
dovrebbero esserne consapevoli.
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